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“Poker femminile” raggirato da Norman Gobbi? Vanetti su tutte le furie

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da ticinolibero.ch - 1 giugno 2013

I Comuni sede delle tutorie perdono il referendum da loro lanciato. E allora il Dipartimento delle istituzioni li consulta per la redazione dell’ordinanza di applicazione della legge.


A Norman Gobbicosa serve vincere un referendum? A poco, se l’applicazione della legge votata non è coerente con lo spirito della stessa. È questa, in sostanza, la denuncia del comitato “Sì alla professionalizzazione dei membri dell’Autorità Regionale di Protezione”. Un voto abbastanza chiaro quello della popolazione ticinese, che lo scorso 3 marzo aveva rigettato il referendum lanciato da alcuni Comuni contro la professionalizzazione dei presidenti delle commissioni tutorie.

Motivo del contendere erano gli emendamenti del “poker femminile”, Greta Gysin, Pelin Kandemir Bordoli, Amanda Rückert e Giovanna Viscardi, approvati a sorpresa dal Gran Consiglio, con l’intento di migliorare la preparazione professionale dei membri delle tutorie.

Ora la legge, superato anche lo scoglio popolare, va tradotta in pratica. Il Consiglio di Stato ha quindi messo in consultazione una bozza di regolamento d’applicazione, che dovrebbe entrare in vigore già dal prossimo 1. luglio. Paradossalmente il Dipartimento delle istituzioni per redigere la sua bozza ha sentito unicamente i Comuni sede delle tutorie. Ossia coloro che hanno lanciato – e perso – il referendum.

«Nulla (o molto poco) cambia nella loro preparazione professionale richiesta e nelle modalità di assunzione (concorso)», denuncia Pietro Vanetti a nome del comitato referendario favorevole alla riforma, in una lettera inviata al presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli. «Assolutamente nulla cambia invece per quel che concerne requisiti e nomine dei membri permanenti e dei delegati comunali». E aggiunge, «il tema della gestione delle pratiche viene ignorato completamente!».

Norman Gobbi dal canto suo si difende sottolineando il carattere transitorio della riforma, giacché in ogni caso nel 2018 le tutorie decadranno, per cui non è il caso di apportare cambiamenti radicali alla organizzazione attuale.

«È un’argomentazione inaccettabile», ribatte Vanetti nel suo scritto. «Il periodo transitorio durerà non meno di 5 anni! Per delle pratiche che coinvolgono dei bambini risulta un’eternità».

Ora la palla è nel campo di Paolo Beltraminelli, che dovrà decidere come dirimere le rimostranze dei vincitori del referendum. Termine ultimo il 1. luglio, quando dovrà entrare in vigore la contestata ordinanza.

 

Ai Comuni il regolamento sulle Tutorie

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La Regione - 17 maggio 2013 - Cantone

di Andrea Manna

‘Attendiamo le loro osservazioni. L’auspicio del Dipartimento istituzioni è di sottoporre a breve all’approvazione del governo le modifiche indicate’.

Guido_SantiniIl testo è in consultazione. La scorsa settimana il Dipartimento istituzioni ha trasmesso ai Comuni sede delle Autorità regionali di protezione (Arp) il progetto di modifica del Regolamento di applicazione della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto. Modifica necessaria per dar seguito alle norme sulla professionalizzazione delle stesse Arp, nel senso che dal prossimo 1° luglio il “grado di occupazione” dei loro presidenti dovrà essere almeno dell’80 per cento. Così ha voluto il Gran Consiglio nel settembre del 2012 adeguando la legislazione ticinese al nuovo diritto tutorio federale, in vigore dal 1° gennaio.

«Aspettiamo ora le osservazioni dei Comuni», dice dal Dipartimento il responsabile della Divisione interni Guido Santini: «Sono stati invitati a prendere posizione in tempi brevi, dato che come abbiamo scritto loro il Dipartimento istituzioni intende ancora questo mese sottoporre all’approvazione del Consiglio di Stato le modifiche del regolamento». Il testo inviato ai Comuni sede delle Arp (come si chiamano da quest’anno le Commissioni tutorie regionali) «corrisponde nelle grandi linee a quello che abbiamo presentato nell’incontro del 24 aprile». Santini allude alla riunione indetta dai vertici del Dipartimento con i Comuni e svoltasi a Bellinzona nella sala del Gran Consiglio.

Nel frattempo il ministro Norman Gobbi ha risposto alla lettera del Comitato battutosi, con successo, per il sì alla professionalizzazione delle Arp in vista della votazione popolare del 3 marzo scorso. Composto fra gli altri dalle associazioni Genitori non affidatari e Famiglie monoparentali e ricostituite, il Comitato aveva scritto al capo del Dipartimento istituzioni dopo l’incontro del 24 aprile, chiedendo spiegazioni in merito anche alla designazione dei presidenti delle Arp. Annota al riguardo Gobbi: “I presidenti già in attività al 30 settembre 2012 – la cui carica scade solo nel 2016, salvo loro dimissioni – e che ossequiano le condizioni della legge e del regolamento, qualora disponibili per incrementare la loro attività quantomeno all’80 per cento, potranno essere confermati senza la procedura di concorso e ciò in applicazione della legge”. Inoltre Dipartimento e Comuni sede “sono giunti alla conclusione che la migliore soluzione ‘transitoria’ per ossequiare il mandato parlamentare, fosse il mantenimento delle vigenti 17 Arp con 8 presidenti, di cui 6 itineranti”.

pdf1 lettera di risposta dell' on. Norman Gobbi

Tutorie, il presidente itinerante

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Incontro il 24 aprile 2013 fra Dipartimento e Municipi. Tra i nodi i costi della professionalizzazione

 

di Andrea Manna

article4 1Il Dipartimento istituzioni ha presentato ai Comuni sede delle Arp un progetto di regolamento per l’applicazione delle nuove norme in materia di tutele.

La futura organizzazione Tutele, il Dipartimento istituzioni ha confezionato un progetto di regolamento e ieri a Bellinzona lo ha illustrato ai rappresentanti dei Municipi dove hanno sede le Arp, le Autorità regionali di protezione (ex Commissioni tutorie regionali). Quanto sfornato dal Dipartimento è una revisione del precedente regolamento. Revisione necessaria per poter applicare le norme – in particolare quelle sulla professionalizzazione dei presidenti delle Arp –che il Gran Consiglio ha varato lo scorso settembre, adattando la legislazione ticinese al riformato diritto tutorio federale. Il pacchetto di regole uscito dal parlamento è stato avallato in marzo dal popolo dopo il referendum lanciato da una settantina di Comuni contrari alla professionalizzazione. Le disposizioni riguardanti quest’ultima scatteranno a breve: dal 1° luglio il “grado di occupazione” dei presidenti dovrà essere almeno dell’80 per cento. L’incontro con i Municipi si è svolto nel tardo pomeriggio nella sala del Gran Consiglio. Dalla riunione – tenutasi rigorosamente a porte chiuse – è emersa anche quella che sarà verosimilmente la futura organizzazione. Il numero delle Autorità regionali di protezione – oggi 17/18– – resterà sostanzialmente immutato. Una diminuzione minima. Peraltro già avvenuta, dopo che tra i Comuni sede Bellinzona e Giubiasco hanno dato vita di recente a una sola Arp. Si ridurrà invece in maniera importante il numero dei presidenti delle Autorità: in pratica verrebbe dimezzato. Ci saranno persone alla testa di più Arp e dei rispettivi comprensori. Saranno, come sono stati definiti, presidenti itineranti.

Gli scenari

Spiega il capo delle Istituzioni Norman Gobbi , reduce dall’incontro: «Oggi (ieri, ndr) volevamo sapere anche, come Dipartimento, quale soluzione preferissero i Municipi: fusioni di due o più Arp, in modo da avere dei comprensori di Comuni maggiormente ampi di quelli odierni, tali da giustificare la presenza (e i relativi costi) di presidenti con un grado di occupazione minimo all’ottanta per cento, oppure presidenti itineranti? A parte quei Comuni sede le cui Autorità regionali di protezione hanno già presidenti con un grado di occupazione sopra l’ottanta per cento, penso a Lugano e a Locarno, e a parte Bellinzona e Giubiasco, che hanno nel frattempo costituito un’unica Arp, gli altri optano per una presidenza itinerante». In altre parole, diverse (due o più) Autorità regionali di protezione «condivideranno» un solo presidente. Il che significa che le attuali sedi delle Arp non spariranno. «I Comuni vogliono salvaguardare quel principio di prossimità con i cittadini, che io sottoscrivo, sul quale molti enti locali avevano posto l’accento in occasione della votazione popolare di marzo», aggiunge il titolare del Dipartimento istituzioni. Rimane da chiarire la situazione «dei Comuni sede di Agno e Paradiso, dato che nell’incontro nessuno ha voluto esprimersi». Il Dipartimento «ritiene che i comprensori delle due Arp debbano avere una presidenza itinerante, anche per motivi d’ordine finanziario». E quello finanziario è stato uno degli argomenti principali affrontati ieri. Il grosso dei costi legati alla professionalizzazione «ricadrà purtroppo sui Comuni», commenta al termine dell’incontro il sindaco di Biasca JeanFrançois Dominé . È che il Gran Consiglio, osserva Gobbi, «quando ha votato le disposizioni sulla professionalizzazione non ha adeguato, per questa voce, le risorse del mio Dipartimento. Cercheremo di racimolare i mezzi finanziari da destinare al contributo cantonale». Il 1° luglio, allorché entreranno in vigore le norme sulla professionalizzazione, si avvicina. «In questa riunione – sostiene il consigliere di Stato – abbiamo intanto dato ai Municipi delle indicazioni, per esempio sulla procedura di nomina dei presidenti: se chi ora è in carica è disposto a passare a un grado di occupazione di almeno l’ottanta per cento, si potrebbe derogare al concorso, ma in questa fase, come misura transitoria. Ciò detto, affineremo ora il progetto di regolamento, anche per quel che riguarda la questione dei costi. Invieremo poi il testo ai Municipi. Dopodiché lo metteremo in vigore. Spero al più presto».

Valli Non fusione ma un presidente per le tre Tutorie

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Corriere del Ticino - 27 aprile 2013 pag. 14 - Bellinzona
Restano sedi a Faido, Acquarossa e Biasca I termini fissati non saranno però rispettati


MAURO VEZIANO

Una volta erano le Commissioni tuto­rie e ora sono le Autorità regionali di pro­tezione (ARP). Cambia non solo il nome ma anche la sostanza ed importanti deci­sioni sono state prese mercoledì sera per tutto il Ticino in generale (diviso in 17 ARP) e in particolare per le Tre Valli, che hanno già comunicato al Consiglio di Stato stupore e critiche, soprattutto per la tempistica, ma anche le loro decisioni. Eccole: i Comuni sede delle Tutorie, Fai­do, Acquarossa e Biasca, hanno deciso di mantenere quanto più possibile del siste­ma attuale, nel senso che rimarranno fisi­camente tre ARP nelle loro sedi geografi­che storiche. Dato che però la nuova leg­ge impone un presidente professionista, impiegato almeno all’80%, il giurista che verrà assunto dai tre Comuni di fatto sarà itinerante, percorrendo tutte le Tre Valli per svolgere la sua attività. Per attuare la professionalizzazione l’alternativa sareb­be stata quella della fusione delle tre Tu­torie in un’unica ARP con una sola sede fisica e un presidente «sedentario». Va detto che la scelta operata dalle Tre Valli non si discosta da quella della maggior parte delle tutorie ticinesi. Presa la deci­sione di principio di non fondersi, ma di collaborare sulla base di una futura con­venzione, i problemi non sono risolti ma iniziano appena a presentarsi. Sono diffi­coltà di ordine economico ma soprattutto di tempo. Infatti a tutt’oggi manca ancora un regolamento cantonale, prima della pubblicazione del quale non è possibile indire un concorso per l’assunzione del presidente. Quindi anche se si trovasse subito il giurista ideale, specializzato nel diritto di famiglia e disposto ad accettare l’incarico, sarebbe impossibile rispettare il termine del primo luglio prossimo, an­che perché chiunque abbia già un lavoro o uno studio di libero professionista da riorganizzare, chiederebbe un termine di almeno tre mesi. Poi vi sono i Comuni, con i Municipi chiamati a pubblicare il messaggio con una convenzione per ri­partire le spese, che deve passare al vaglio dei tre Consigli comunali. A Faido, Ac­quarossa ma soprattutto a Biasca si teme un notevole aggravio di spesa rispetto alla situazione attuale e si critica anche la modifica settoriale senza attendere il ri­ordino generale del sistema giudiziario ticinese, in programma nei prossimi an­ni, che comporterà quindi un ulteriore cambiamento (con il timore della sop­pressione delle Preture di valle per accen­trare tutto il potere giudiziario nei centri urbani). Tormando alle Tutorie delle Tre Valli, è facile profetizzare che se ne potrà parlare concretamente solo l’anno pros­simo. Nel frattempo il Cantone dovrà de­cidere come gestire un periodo transito­rio di almeno sei mesi.

Noi proponiamo questo regolamento

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Tutele, i suggerimenti del Comitato per il sì alla professionalizzazione: 5 Arp e nomina dei presidenti tramite concorso

di Andrea Manna - La Regione 10 aprile 2013 pag. 4

article17 1Il Consiglio di Stato non lo considera al momento fra i propri “interlocutori privilegiati”: oggi questi sono i Comuni dove hanno sede le Arp, le Autorità regionali di protezione, come si chiamano da quest’anno le Commissioni tutorie regionali. Nonostante ciò il Comitato che in vista della votazione popolare del 3 marzo si è battuto, con successo, per il ‘sì’ alla professionalizzazione delle Arp vuole dire la sua. Lo fa sottoponendo alla direzione del Dipartimento istituzioni e a tutti i municipi un progetto di regolamento che ha messo a punto per l’applicazione delle nuove norme ticinesi in materia di tutele e curatele approvate poco più di un mese fa dai cittadini. Norme – incluse quelle sulla professionalizzazione contestate (invano) da una settantina di enti locali tramite referendum – che il Gran Consiglio ha sfornato lo scorso settembre adeguando la legislazione cantonale al riformato diritto tutorio federale, entrato in vigore il 1° gennaio.

La bozza di regolamento d’applicazione è stata redatta per conto del Comitato dall’avvocato luganese Immacolata Iglio Rezzonico , specializzata in diritto di famiglia, ed è stata inviata a Dipartimento e municipi in questi giorni. « Dato che il prossimo 1° luglio, come stabilito dal governo, scatteranno le disposizioni sulla professionalizzazione delle Autorità regionali di protezione, tra cui quella che fissa all’80 per cento il grado di occupazione minimo dei loro presidenti, avevamo sollecitato, pochi giorni dopo la votazione del 3 marzo, un incontro con il Dipartimento delle istituzioni e con l’Associazione dei comuni ticinesi per poter partecipare all’allestimento del nuovo regolamento di applicazione delle norme cantonali sulla protezione del minore e dell’adulto – ricorda alla Regione Pietro Vanetti , presidente dell’Associazione genitori non affidatari (Agna), che insieme a quella delle famiglie monoparentali e ricostituite (Atfmr) e ad altri enti fa parte del Comitato per il ‘sì alla professionalizzazione’ –. Bellinzona ci ha però comunicato che in questo momento gli “interlocutori privilegiati” del Consiglio di Stato per la concretizzazione delle norme sulla professionalizzazione sono i Comuni sede delle Arp. Ne abbiamo preso atto, non senza manifestare una certa delusione ». Il Comitato non si è però arreso e ha così elaborato una proposta di regolamento. « Non vi è alcun intento polemico – tiene a chiarire Vanetti –. Con questo documento il Comitato vuole semplicemente evidenziare le sue aspettative, che sono d’altronde quelle dei cittadini che hanno approvato le nuove disposizioni su tutele e curatele. Nel contempo vuole offrire un ulteriore spunto di riflessione in occasione della riunione prevista per il 24 di questo mese tra il Dipartimento istituzioni e i municipi dei comuni in cui hanno attualmente sede le Autorità regionali di protezione ».

Il progetto di regolamento confezionato dal Comitato consta di poco più di venti articoli. Propone fra l’altro di ridurre il numero delle Arp: da diciotto a cinque. Cinque Autorità regionali di protezione e altrettanti “comprensori” di loro competenza. I cinque comprensori raggrupperebbero i Comuni ora sede delle Arp: Chiasso, Mendrisio e Paradiso; Agno, Massagno, Capriasca e Torricella-Taverne; Lugano; Bellinzona, Giubiasco, Biasca, Acquarossa e Faido; Losone, Minusio, Maggia e Locarno. Il documento non indica i Comuni sede delle nuove cinque Arp. « Trattandosi di una scelta politica, la decisione spetterà alle competenti autorità », afferma l’avvocato Iglio Rezzonico. Nella lettera inviata al capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , nella quale riassume i contenuti del proprio progetto di regolamento, il Comitato auspica tuttavia che “le strutture delle sedi” delle odierne diciotto Arp “vengano mantenute per permettere al cittadino di recarsi presso di esse per un primo consulto o per informazioni”. Cinque autorità regionali di protezione e altrettanti presidenti “a tempo pieno o con un grado di occupazione minimo all’80 per cento”.

Ai presidenti delle Arp, ma pure ai membri permanenti e ai delegati comunali delle stesse Autorità regionali di protezione dovrebbe essere richiesta, sostiene ancora il Comitato, “una preparazione anche nell’ambito della mediazione, della pedagogia e della psicologia”. La loro nomina, inoltre, dovrebbe avvenire “tramite concorso pubblico”.

 

Le lettere inviate  a tutti i Comuni e al Dipartimento delle Istituzioni DI

 

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Lettera all' On. Norman Gobbi

 

 

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Proposta di regolamento

 

 

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Dimensionamento comprensori ARP